Vitamina D bassa: le conseguenze, come integrarla, vitamina D bassa nelle donne

Adeguati livelli di vitamina D sono fondamentali per la salute delle nostre ossa, dei nostri muscoli, del nostro cervello e del nostro cuore, come hanno dimostrato vari studi scientifici in proposito. Fragilità ossea, spasmi muscolari e problemi ai tendini potrebbero essere la spia di una vitamina d bassa nel sangue. Se rientri tra i soggetti che hanno difficoltà a raggiungere il fabbisogno giornaliero per questo complesso molecolare, a causa di fattori di rischio o altre criticità, ti suggeriamo di provare Vitamina D3.

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Quando in un organismo si riscontra una vitamina d bassa, si ha una condizione di ipovitaminosi, che si traduce in scarse quantità di calcio e fosforo nel sangue e un rischio di carenza di elementi essenziali per il nostro benessere. I livelli bassi di vitamina D possono dipendere da vari fattori. Uno su tutti, una insufficiente esposizione solare (immagine legata al sole, all’abbronzatura). Altre cause di una bassa quantità di vitamina D possono essere un’alimentazione carente, la presenza di malattie renali o epatiche, un aumento del fabbisogno giornaliero in periodi particolarmente faticosi e stressanti e l’assunzione di alcuni farmaci, tutti aspetti che incidono sul nostro sistema immunitario, lo affaticano e lo rendono più vulnerabile. Corri al riparo con Vitamina D3, nuovo prodotto della famiglia di Mind the Gum, e nei chewing gum funzionali che puoi acquistare sul nostro e-shop oppure ordinale su Amazon.

Quando la vitamina d è bassa: esposizione al sole

Esistono due forme di vitamina D importanti per l’alimentazione, la vitamina D2 e la vitamina D3. La prima è chiamata ergocalciferolo ed è sintetizzata a partire dalle piante e da alcuni precursori del lievito. È anche la forma generalmente usata negli integratori ad alto dosaggio. La second

a, il colecalciferolo, si genera nella pelle quando questa viene esposta alla luce diretta dei raggi del sole. In questa forma attiva della vitamina d, viene stimolato l’assorbimento del calcio. I soggetti che presentano una pelle scura possono contare su una buona schermatura dai raggi ultravioletti, ma, nello stesso tempo, la loro epidermide fa una fatica maggiore a sintetizzare la vitamina D. Da alcuni studi, infatti, è emerso che le persone di origine africana, afro-caraibica e sud asiatica, che avrebbero bisogno di una luce intensa affinché questa possa penetrare nell’epidermide e indurre la cute alla produzione di questo pro-ormone liposolubile.

Per avere una produzione efficiente di vitamina D a livello cutaneo occorrerebbe esporsi almeno quindici-trenta minuti al giorno, proteggendo però la pelle con lozioni con filtro solare, soprattutto se è quella dei bambini e se, in generale, è molto delicata. Meglio esporsi nelle ore centrali della mattina, non nel primo pomeriggio, quando l’intensità dei raggi solari è più elevata e aggressiva. L’efficienza della sintesi della vitamina d attraverso la cute esposta ai raggi del sole – non solo quella del volto, ma anche quella di tronco e arti superiori e inferiori – dipende dalla temperatura: ad alta quota, per esempio, intorno ai 3000 metri di altitudine, cala drasticamente. Inoltre la stessa capacità di sintesi si riduce con l’età: nell’anziano è sette volte inferiore rispetto a quella di un giovane adulto.

Cosa fare in caso di vitamina d bassa: alimentazione

Il latte materno contiene solo piccole quantità di vitamina d. Fin dall’infanzia, per evitare una concentrazione di vitamina d bassa nell’organismo, occorrerebbe tenere sotto controllo l’alimentazione e assumere eventuali integratori specifici. La vitamina d è presente nell’olio di fegato di merluzzo e nei pesci grassi come il salmone, l’aringa, le sardine e lo sgombro che contengono buone quantità di vitamina d. Quest’ultima si può trovare anche in funghi (in particolare porcini), tuorlo d’uovo e carne bovina. Nella frutta, invece, non ve ne sono interessanti quantità, fatta eccezione per una tipologia esotica come l’avocado e per frutta secca e affini quali mandorle, sesamo e semi di girasole. Quando la vitamina D è bassa, bisognerebbe provare a inserire nella propria dieta questi alimenti. Gli integratori di vitamina D possono essere assunti semplicemente anche per via orale. Riepilogando, cosa fare in caso di vitamina D bassa? Oltre all’esposizione solare e a un’alimentazione ricca di alcuni alimenti, si può valutare con il proprio medico una integrazione di vitamina d.

 

 

 

 

Cosa provoca la vitamina d bassa nelle donne

Il rischio di carenza di vitamina D è comune tra le diverse popolazioni a livello globale. Si verifica più frequentemente quando la pelle non viene esposta a una quantità sufficiente di raggi solari. Cosa provoca la vitamina d bassa in un organismo, a prescindere dall’esposizione ai raggi ultravioletti? Se pensiamo, per esempio, alle donne in gravidanza, la mancanza di vitamina D causa carenze nel feto e ulteriori problemi nell’allattamento al seno. Il neonato può presentare un rischio elevato di sviluppare rachitismo. A volte, poi, la vitamina d bassa nell’organismo femminile è tanto grave da causare osteomalacia (patologia che causa fragilità e fratture ossee) nel soggetto femminile. E ancora. Se le donne in gravidanza e in fase di allattamento al seno hanno carenza di vitamina D, nei neonati possono manifestarsi spasmi muscolari che, nei casi più gravi, possono causare crisi convulsive.

In casi come questi non bisogna temporeggiare in alcun modo e occorre valutare un’adeguata integrazione anche nel latte materno, sotto osservazione e controllo da parte di un medico e del pediatra di riferimento. Di fatto, oggi, alcune tipologie di latte artificiale presentano formulazioni arricchite e rinforzate anche con questa vitamina. Per quanto riguarda un’eventuale integrazione, potrebbero essere suggerite delle gocce di adisterolo nei primi 24 mesi di vita per scongiurare il rachitismo. In merito, invece, all’esposizione solare, i neonati e i piccoli nei primi due anni di vita non dovrebbero prendere sole, men che meno negli orari più caldi della giornata e in estate, con le temperature elevate. La loro pelle va sempre altamente protetta.

Cosa comporta avere la vitamina d bassa

Disturbi muscolari, debolezza e dolori e fragilità alle ossa a qualsiasi età possono essere alcune delle cause principali della vitamina d bassa nell’organismo per vari motivi da una dieta poco ricca a una scarsa esposizione ai raggi solari. Significa che il corpo assorbe una quantità inferiore di calcio e fosforo. Dal momento che questi due elementi non sono disponibili in quantità sufficienti per mantenere le ossa sane, la mancanza di vitamina D può causare vari disturbi e patologie ossee.

Cosa comporta avere la vitamina d bassa? I neonati  possono soffrire di rachitismo. La cosiddetta “fontanella” fatica a chiudersi: il loro cranio può essere molle. I bambini più grandi possono avere difficoltà a sedersi e a gattonare, e la chiusura degli spazi tra le ossa craniche (fontanelle) può richiedere più tempo. Nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni, la crescita ossea può essere alterata, determinando scoliosi, varismo o valgismo delle ginocchia e problemi all’osso pelvico. Negli adulti possono essere particolarmente fragili le ossa della colonna vertebrale, del bacino e delle gambe, Negli anziani, le fratture ossee, in particolare quella delicatissima dell’anca, possono verificarsi anche dopo “banali” scivolamenti e cadute pure in ambito domestico.

Cosa comporta la vitamina d bassa: esami del sangue

 

In quali casi un medico può sospettare una carenza di vitamina D? Un dottore può essere indotto a fare una simile diagnosi in presenza di soggetti che mostrano di seguire una dieta inadeguata o scarsa esposizione alla luce del sole, i neonati con tetania (un tipo di spasmo muscolare), i bambini con rachitismo, negli anziani, soprattutto in quelli con osteoporosi, dovuta a bassa densità ossea, oppure con fratture. Sono tutti sintomi che permettono di capire e riconoscere cosa comporta la vitamina D bassa e relative conseguenze. Il medico curante dovrebbe prescrivere esami del sangue per misurare la vitamina D, nonché i livelli di calcio e di fosfato. Potrebbero essere misurati i livelli di altre sostanze per escludere altre cause della riduzione della densità ossea. In linea di massima le analisi consistono in un prelievo sanguigno. L’esame delle piridinoline e del telopeptide vengono effettuati, invece, attraverso un campione di urine da prelevare di primo mattino, a digiuno. Talvolta potrebbero essere necessarie anche delle radiografie mirate. Anche i denti possono svelare un’eventuale carenza di vitamina D.

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